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Il Borghese

Ci siamo rotti i polmoni…

Ci siamo rotti i polmoni dello smog. Il cartello giallo fatto sventolare nei giorni scorsi fa la sintesi dei nostri sentimenti. Sia di chi accetta le domeniche a piedi come un toccasana, peraltro improbabile, sia di chi vive queste imposizioni come l’ennesima gabella, anche psicologica, imposta dai Comuni per giustificare almeno in parte un’inefficienza cronica e, diciamolo chiaro, un disinteresse totale verso la salute dei cittadini. Purtroppo però la guerra allo smog, o se preferite alle più micidiali polveri sottili, quelle che si infilano nei nostri polmoni a ogni bel sospirone, non è una questione su cui dibattere con distacco intellettuale, magari etichettando favorevoli e contrari alla domenica del mocassino, con ideologie e schieramenti politici.
Lo smog fa male. A destra, a sinistra e al centro, dunque smettiamola almeno di fare di questa emergenza la battaglia di qualcuno, a dispetto di altri. Purtroppo di smog si muore. Ogni cittadino italiano perde, a causa dell’inquinamento dell’aria, 9 mesi di vita. Ogni giorno muoiono, in media, 106 persone. E tutti assieme, come Paese, paghiamo una bolletta sanitaria che arriva a miliardi di euro l’anno per il privilegio di venire avvelenati. I dati, che vengono dall’Organizzazione mondiale di sanità, possono apparire brutali nella loro sintesi, così come l’idea che una vita umana, un ricovero ospedaliero, una lunga degenza a casa siano traducibili in un dato economico asettico può sembrare riduttiva.
Ma le statistiche servono anche a fotografare la situazione prodotta dalle polveri sottili, le cosiddette Pm 10, le particelle con un diametro inferiore ai 10 millesimi di millimetro, abbastanza piccole da infiltrarsi negli alveoli polmonari trascinando metalli pesanti e altre sostanze tossiche e cancerogene. Per riassumere nel 2010 in Italia, 48 capoluoghi di provincia hanno superato il limite giornaliero di 50 microgrammi/m3 di polveri sottili oltre i 35 giorni consentiti dalla legge. Ai primi posti per il PM10 Torino e Frosinone con 134 e 108 superamenti. Seguono Asti (98), Lucca (97), Ancona (96) e Napoli (35). Quest’anno sta andando ancora peggio. A Milano soprattutto, ma anche a Torino dove si sta per calendarizzare un’altra giornata senz’auto.
Insomma non è cambiato nulla, anzi, non cambia mai nulla. Se non in peggio. E per curare la malattia cronica della cattiva qualità dell’aria e dell’inquinamento acustico non bastano interventi spot come la giornata nazionale della bicicletta o parziali limitazioni al traffico. Serve ben altro, e lo sappiamo tutti. Come monito, un altro dato su cui riflettere: in Italia, ogni 10mila abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa delle polveri sottili.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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