img_big
Il Borghese

I lupi di Arcore e di Condove

Stazione di Condove, bassa Val di Susa, provincia di Torino. Villa San Martino, Arcore, provincia di Monza e Brianza. L’una patria incontrastata del Tav, anzi del “No Tav”, l’altra regno un tempo felice del presidente Berlusconi. Ad unire due località così diverse per censo e tradizioni, i raid di anarchici, centri sociali, lupi grigi, rifondaioli, grillini e popolo viola con i soliti sistemi democratici del dialogo e del confronto. Sassi e bottiglie contro le forze dell’ordine, copertoni in fiamme, bastonate e insulti. Perché, che si tratti di fermare un treno che trasporta scorie nucleari da Saluggia ai siti di smaltimento francesi o di dimostrare il dissenso per le cenette nella villa del Premier, il sistema è sempre lo stesso.
Cercare lo scontro, creare disordini, mobilitare le forze dell’ordine che neppure il sabato notte e la domenica possono godere del meritato riposto. Risultato: la solita battaglia in strada e in stazione, i soliti, interminabili disagi per passeggeri e automobilisti. Così vanno le cose, e purtroppo si finisce per farci il callo. Ma che poi tutto finisca in gloria, come meriterebbero solo i salmi, questo non va bene. Non va bene, anzi va malissimo che i due giovani fermati domenica in seguito agli scontri avvenuti ad Arcore siano già stati rilasciati. E che il giudice non abbia disposto alcuna misura cautelare per loro affermando con semplicità che «il ruolo degli arrestati non è stato connotato da particolare gravità», convalidando di fatto l’arresto compiuto dalle forze dell’ordine, ma ritenendo che non sussistano le esigenze per disporre alcuna misura cautelare. E ciò nonostante istituzioni e politica abbiano preso le distanze dai violenti, a cominciare dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha denunciato «le inaccettabili violenze» commesse ad Arcore. Stesso copione in Val di Susa dove, dopo una notte da incubo, con un treno blindato costretto a fermarsi sulle rotaie ingombre da copertoni in fiamme, decine di treni obbligati a ritardi di ore e una vera battaglia con le forze dell’ordine, 27 persone sono state fermate e denunciate e due sole arrestate perché trattandosi di pregiudicati ben noti agli investigatori esperti di terrorismo e guerriglia, affiliati all’organizzazione eversiva “lupi grigi”, non se ne è potuto fare a meno. Ma, come dicevamo prima, anche qui si è cercato il salmo da far finire in gloria. E ci hanno pensato il segretario provinciale di Rifondazione, Renato Patrito e il consigliere regionale dei grillini (quelli a 5 stelle, come gli hotel) Fabrizio Biolè che la domenica frequenta abitualmente party ferroviari en plein air. Per loro è il treno con le scorie ad essere clandestino, peggio in “completa clandestinità” e le forze dell’ordine a mettere in atto comportamenti oppressivi e violenti. Come dire che bruciare copertoni sui binari e bloccare il traffico fino a mattina inoltrata è un pacifico party politico. Il resto ve lo lascio immaginare: solidarietà ai fermati e inviti espliciti a liberare i lupi grigi. Milano, alla fine, farà ancora giurisprudenza, oppure no? Quasi una beffa, magari se si pensa alla maxi inchiesta della Procura di Torino, con decine di “antagonisti” indagati per danneggiamenti, minacce e via discorrendo: un’inchiesta privata dalla Cassazione proprio della sua arma migliore, ossia la contestazione di associazione per delinquere a questi personaggi, che darebbe un’altra dimensione a quelle che, per troppi, rimangono ragazzate.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo