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Intervista all’Ing. Enrico Bettini presidente dell’associazione A3I

Intervistiamo l’Ing. Enrico Bettini cofondatore e presidente dell’associazione A3I con sede in Montanaro (To).

Vito Foschi – La prima domanda Ing. Bettini: cos’è A3I?
Enrico Bettini – E’ l’associazione italiana degli Ingegneri dell’Informazione di fatto o potenziali, ovvero dei laureati e degli studenti dei corsi di laurea, o laurea specialistica, che permettono l’accesso al settore C dell’Ordine degli Ingegneri, ovvero al settore dell’Ingegneria dell’Informazione nato con il DPR 328/01. L’elenco dei corsi si può consultare sul sito www.a3i.it.

V. F. – Non ci sono già altre associazione di informatici, che bisogno c’era di costituirne un’altra?
E. B. – Sì, ci sono tante associazioni di informatici, ma la nostra ha caratteristiche ben individuate e specifiche perché fa riferimento a professionisti di un Ordine professionale esistente dal 1923, quello degli Ingegneri, e in particolare si rivolge all’Ingegnere dell’Informazione, figura professionale definita all’articolo 46 del già citato decreto presidenziale, con mansioni e compiti ben definiti. In questo senso A3I mancava nel panorama delle associazioni informatiche: è la prima ed unica associazione italiana che fa chiarezza in un mondo professionale dove ce n’è poca perché la parola ‘informatico’ comprende moltissime categorie di persone, molto diverse tra loro che in comune hanno solo il fatto di trattare con computer e/o software. Parole anche queste diventate molto generiche: si va dal PC sulla scrivania al computer di bordo sull’automobile, o sugli aerei; dal software d’ufficio a quello SCADA per il controllo dei processi industriali; dallo smartphone alla circuiteria di controllo di un’apparecchiatura medicale; dal software di borsa, o di banca, a quello per le previsioni del tempo, etc.

V. F. – È solo un’associazione di categoria?
E. B. – No, A3I ha l’ambizione di svolgere un ruolo strategico e di stimolo per tutto il mondo ICT italiano ed europeo. Cura certamente gli interessi della categoria e dei singoli iscritti, ma pone al primo posto quelli del sistema-Paese, suggerendo ordine metodologico, procedure, standard e best practices in un settore che ne ha tanto bisogno. Attualmente infatti il settore ICT italiano è piazzato molto male figurando solo al 48° posto nella graduatoria mondiale del WEF (World Economic Forum) preceduto da quello delle maggiori potenze industriali, ma anche da quello di Malaysia, Tunisia e Montenegro. La tragica situazione è ribadita dal sondaggio del sito svizzero righetconsult.com in cui viene fuori che quasi la metà dei progetti fallisce. Per completare il desolante quadro c’è poi il lungo elenco della ‘Galleria dei disastri’ sul sito di A3I.

V. F. – Quali impatti può avere l’informatica nel mondo complesso di oggi?
E. B. – Impatti positivi o negativi, anzi, molto positivi o molto negativi. Ho aggiunto l’avverbio ‘molto’ perché i Sistemi Informatici solitamente trattano notevoli quantità di dati e coinvolgono molte persone, inevitabilmente quindi il loro buono, o cattivo, funzionamento ha un impatto pesante in termini di quantità. L’informatica fatta a regola d’arte è alla base dell’innovazione, della competitività, della sicurezza di un Paese. Dal funzionamento corretto o meno di un server, di un software, di una rete, può dipendere la vita o il destino di una persona, la sua integrità fisica, la privacy, il fallimento o il successo di una ditta, la difesa e la vita di una nazione. Quest’ultimo punto è ormai di fondamentale importanza perché riguarda le infrastrutture critiche che possono essere bersaglio dei cyber terroristi: il blocco di una di esse può provocare, per l’effetto domino, la paralisi totale o parziale di una nazione.

V. F. – Ma qual è la summa delle idee A3I?
E. B. – In Italia per la costruzione della tettoia di un pollaio occorre seguire tutta una procedura ed un iter burocratico che richiede la progettazione con la firma di un responsabile, un direttore lavori che garantisca la conformità dell’esecuzione al progetto, il collaudo finale per la verifica che tutto funzioni in sicurezza e secondo quanto stabilito. Paradossalmente invece per la ‘costruzione’ del sistema informatico di un aeroporto, di un ospedale, di un ente pubblico o, più in generale, di una infrastruttura critica non vi è quasi nessun obbligo, e quelli che vi sono talmente blandi e non sanzionati che molti non li rispettano. Questo è palesemente assurdo e comporta innanzitutto notevoli rischi sulla riuscita del progetto, ma anche sulla sua sicurezza, sulla qualità e facilità di manutenzione, sulla scalabilità e sui costi complessivi finali che saranno molto elevati. A3I quindi chiede che venga resa obbligatoria per i sistemi informatici la procedura ingegneristica classica, ovvero: studio di fattibilità, progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva, direzione lavori, collaudo e gestione. Per ciascuna di queste fasi di realizzazione la responsabilità dovrà essere in capo ad un ingegnere dell’Informazione iscritto all’Ordine degli Ingegneri nel settore Ingegneria dell’informazione. Sul sito si può trovare il testo della proposta di legge sui Sistemi Informatici.

V. F. – Le faccio una domanda riguardante i giovani, accaniti lettori di CronacaQui: conviene ancora acquisire una specializzazione informatica e quali sono le prospettive di lavoro nell’ICT?
E. B. – Dipende dallo sviluppo che avrà l’ICT in Italia. Se l’andazzo continua ad essere quello attuale ci sono poche prospettive di lavoro, specialmente nel torinese dove l’offerta di personale informatico è alta mentre i posti di lavoro si riducono. Se viceversa si realizzassero le condizioni chieste da A3I si creerebbero le condizioni ottimali per lo sviluppo informatico perché finalmente gli investitori avrebbero sostanziale garanzia di riuscita dei loro progetti e quindi sul ritorno dei loro investimenti.

V. F. – Quali consigli darebbe ad un giovane che intendesse intraprendere questa strada?
E. B. – Di pensarci bene e di farlo solo se è veramente appassionato. Nel caso decidesse di intraprenderla gli consiglierei di iscriversi subito ad A3I per favorire indirettamente un sano, ordinato ed adeguato sviluppo dell’ICT in Italia ed in Europa.

Ringraziamo l’Ing. Bettini per il tempo concesso e gli auguriamo buon lavoro.

 

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