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Il Borghese

Il mistero di Bianca

Fotocopie in bianco e nero con il volto di una bambina che sembra guardare i passanti con timidezza intrisa di paura. E sotto una scritta con il pennarello che recita così: «E’ scomparsa Bianca, aiutateci a ritrovarla, contattate la polizia, grazie». In sintesi è l’ultima, agghiacciante notizia di una ragazzina che scompare nel nulla e va ad aggiungersi ad una lunga schiera di nomi di nuovi fantasmi, in un mescolarsi di storie terribili, di speranze e di abbracci e lacrime di gioia quando il fantasma ritrova le braccia amorevoli dei suoi cari. Bianca ha 13 anni ed è sparita da due giorni. Vive in corso Arimondi, nell’elegante zona pedonale della Crocetta a Torino insieme alla mamma Brigitta, al papà e alla sorellina.
Mercoledì era andata a scuola, alla media Ugo Foscolo dove frequenta il secondo anno. Una mattinata qualunque, senza alti e bassi. Poi il pranzo, a casa, forse più frettoloso del solito prima di uscire di nuovo, per andare da una compagna di scuola. Ma Bianca dalla sua amica non è arrivata mai. Anche lei, girato un angolo di strada conosciuto, è stata inghiottita da un abisso nero. Come Yara, la piccina di Brembate nella bergamasca, per la quale – dopo due mesi di indagini, illusioni e false piste – gli investigatori hanno chiesto un silenzio stampa che ha il sapore della resa. Confidiamo tutti che Bianca la strada di casa possa ritrovarla, che non vi siano mani criminali a strapparla dalla sua infanzia che sta diventando adolescenza. Ma le similitudini tra i due casi impongono delle riflessioni su queste farfalle ancora nel bozzolo che sembrano prede facili di qualche mano dannata, oppure per fragilità interiore cercano scampo nella fuga per un brutto voto, per la prima delusione d’amore, per un rimprovero. Oppure per il terrore di un bullismo che sembra padrone nella scuola, che impone la legge del branco, che schiaccia le creature più deboli. Bianca pochi giorni fa è stata rapinata dello zainetto da tre teppisti che le hanno sottratto il diario dove era segnato anche l’indirizzo di casa. Una pista, una tra le tante che ci pone di fronte alla necessità di interrogarci sul dialogo, spesso inesistente, tra insegnanti e genitori. E sulla saldezza di quei legami d’affetto che a volte sono così tenui da relegare i figli al ruolo di estranei. Tutto sembra andare nella direzione di un rapporto scuola-famiglia che non funziona o che almeno segna il passo: l’aumento abnorme del consumo delle cosiddette droghe leggere, anche all’interno degli istituti medi, dell’alcol, di stili di vita autodistruttivi, di un sesso facile e anche ostentato. Quasi che l’essere ragazzi sopra le righe avesse il significato di un grido di allarme, oltre che di un tentativo maldestro di affrancarsi dalle regole del pater familias. In un paese dove le emergenze sono l’occupazione, l’incertezza politica, la crisi industriale che continua ad incombere, dove proprio i giovani stentano come non mai a trovare la strada del futuro, quello dei nostri ragazzi è un allarme vero e profondo. Su cui, al di là della cronaca e delle amare considerazioni su una bimba scomparsa, occorrerebbe fare riflessioni profonde.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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