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Il Borghese

Tutta colpa dei pedoni?

Una ricerca del Comune di Torino rischia di sconvolgere i sogni e gli auspici dei talebani dell’ecologia. Quelli, per capirci, che aborrono l’automobile e che vedono nel cavallo di San Francesco, ossia nei piedi, il migliore dei mezzi di locomozione. E il perché è presto detto: anche camminando si contribuisce all’inquinamento. O meglio ancora, si producono le polveri sottili sollevate da terra con il passo agile e allungato dei podisti cittadini. Tante quante, e sempre di polveri stiamo parlando, ne produrrebbero gli impianti di riscaldamento delle abitazioni dove, in attesa della copernicana rivoluzione del teleriscaldamento, convivono ancora caldaie a gasolio e persino a carbone.
Non si salverebbero, sempre secondo i ricercatori, neppure i ciclisti che parevano a noi tutti i veri salvatori della patria. Perché anche i sottili battistrada sollevano le famigerate Pm10 e i freni contribuiscono a innalzare i livelli. Se fosse vero, e non abbiamo motivo di dubitarne, allora i blocchi del traffico, compreso quello micidiale di Milano che di fatto imprigiona quasi tutti gli abitanti del centro, e limita anche la consegna delle merci con tutti i disagi che ne conseguono, sarebbero un pannicello caldo, o poco più, posto sul capo di un malato terminale. La riprova, a voler essere pignoli, la potremmo trarre dai risultati registrati dalle centraline antismog dopo 24 ore di neve e altre 9 di blocco totale del traffico: i livelli sono gli stessi di due settimane fa. In parole povere il sacrificio degli automobilisti, considerati da sempre i principali responsabili dell’inquinamento dei centri storici, non è servito a nulla. E allora? Allora dovremmo capire se, senza tanti strombazzamenti che hanno anche sapore propagandistico, non sarebbe meglio armare i nostri operatori ecologici di secchio e ramazza per lavare via intere ere geologiche di smog che incrostano i nostri marciapiedi e le nostre strade. Come fanno già tanti commercianti e portinai vecchia maniera i quali sfregano androni e passi carrai armandosi di buona volontà e olio di gomito. Tutto ciò dovrebbe farci riflettere sul fatto che al cittadino la si racconta sempre come si vuole, la favoletta del senso civico per indurlo a sacrifici e rinunce, senza mai argomentare fino in fondo i provvedimenti adottati dall’autorità. Ecopass, ztl e blocchi conseguenti alla fine appaiono per quello che sono: trappole per far soldi a spese di chi dell’auto non può fare a meno. A Torino forse ancora di più che a Milano, dove almeno la metro non è una sorta di giostra da mostrare ai bambini, ma una reale alternativa al trasporto privato. Purtroppo su questo dovere di informare le amministrazioni comunali fanno orecchio da mercante. Dietro l’angolo, anche se nevica – come è capitato domenica – ci sono sempre le maxi multe a spiegare meglio l’antifona.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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