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Il Borghese

Cara Fiom, isola i violenti

Adesso nessuno potrà negare che dietro la fabbrica e i suoi problemi, che sono tanti, e pure gravi, vi sia qualcuno che cerca di farci fare un drammatico passo indietro. Che rievoca gli anni di piombo, il terrorismo che rapisce e che spara. Ieri a Torino, nelle frange estreme del corteo dei lavoratori portati in piazza dalla Fiom contro Marchione, contro il progetto di “Fabbrica Italia” e soprattutto contro il patto che dovrebbe legare i destini degli operai alla produttività dell’auto, si è respirata un’aria grama. Peggio ancora, un’aria di sfida armata. E dunque improponibile, barbara, vergognosa per chiunque abbia un minimo di rispetto per la democrazia e per le sue regole. Quelle grida rabbiose “Rapiamo i dirigenti Fiat”, la rievocazione della terribile fine di Aldo Moro, con la scritta “Marchionne in Renault 4”, come accadde allo statista ucciso e sepolto alla vita in quella utilitaria rossa fatta trovare nel centro di Roma, sono qualcosa che non avremmo voluto sentire né sentire. Che non possiamo tollerare neppure come semplice provocazione.

Perché non si può sporcare così una vertenza anche dura come quella che attende il mondo della fabbrica, perché non si può continuare a dare spazio a quell’area anarchica che oggi pare svelare le proprie tentazioni brigatiste. E colpisce l’incapacità di un sindacato comunque glorioso come la Fiom, di isolare e cacciare dalle strade dove si erano raccolti tanti lavoratori, queste frange estreme che tentano in ogni modo la via della violenza. Quelle stesse, a sentire le forze dell’ordine, che hanno già sporcato le manifestazioni studentesche, messo a ferro e fuoco interi quartieri delle nostre città, attaccato la polizia, devastato banche e uffici pubblici. Ma che mai, prima di ieri, erano arrivati ad evocare il terrorismo tentando di fare breccia sulla rabbia operaia. Sappiamo che non avranno spazio in officina, che saranno emarginati e ricacciati nei covi che occupano in spregio alla città che soffre, lavora e produce. Ma non si può tacere questo oltraggio che insozza prima il mondo operaio e poi tutta la società. Come non si può immaginare neanche per assurdo un ritorno a quegli anni ’70 e ’80 dove vivere in fabbrica era diventato un incubo, tra attentati ai capi e ai sindacalisti illuminati e danni continui alla produzione. La sfida alla produttività si potrà anche contestare, quella alla convivenza democratica, assolutamente no. 

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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