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Il Borghese

C’è il sangue dietro la crisi

Un imprenditore accoltella il socio d’affari, gli affonda nella gola e nella schiena una lama affilata, quasi lo uccide. Di mezzo, recitano compunti gli inquirenti, una lite sulla gestione delle aziende, su compensi e fornitori, ma – soprattutto – sulla gestione di un’azienda gemella che opera in Romania. Improvvisamente quella che pareva un’amicizia solida, condivisa dalle famiglie, si trasforma in tragedia. E tra bolle, ordini e fatture, scorre il sangue. Con una logica distante mille anni luce dai riti operosi delle aziende, dai problemi di gestione, dall’affanno quotidiano per sopravvivere ai diktat stringenti del mercato e ai lacci sempre più velenosi della crisi. Due imprenditori noti e affermati si affrontano come criminali, si pestano a calci e pugni, poi per chiudere la partita arriva il coltello. E i due non sono persone qualsiasi. Anzi, il feritore Pierangelo Cantarella è il presidente, riconfermato, della Confapi di Asti, insomma uno impegnato, conosciuto e stimato. Addirittura, come lo descrivono gli amici e lo stesso presidente regionale, Livio Costamagna, patron di Streglio, «una persona mite e un gran lavoratore». E il ferito, Maurizio Coppo, che adesso lotta contro la morte dopo un delicatissimo intervento chirurgico, è assai noto negli ambienti dell’indotto dell’auto. Elementi che inducono a riflessioni profonde sulle tensioni, lo stress, i timori e le speranze che attraversano il mondo della micro-impresa, e di quella direttamente legata al mondo dell’auto. Con le ovvie ricadute di crisi, di tagli di produzione, di tentativi disperati di ridurre il costo del lavoro seguendo i propri committenti, Fiat in primis, nelle avventure oltre frontiera alla ricerca di bassi salari nell’est europeo che possano in qualche maniera contrastare le sfide spesso insostenibili imposte dal mercato globale. Un desiderio di restare a galla a tutti i costi che rischia di costare carissimo alla propria impresa in Italia, che costringe alla cassa integrazione, che stimola pensieri torbidi di fallimenti e bancarotte. Così la sfida del mercato diventa una lotta per la sopravvivenza e gli ordini dirottati all’est, una condanna. Il resto è scritto nei verbali degli inquirenti e fissato nelle immagini impietose che ritraggono un imprenditore stimato con il volto sfigurato dal dolore e gli abiti imbrattati di sangue. La crisi dell’auto, purtroppo, può anche questo.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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