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Il Borghese

Nella villa di marzapane…

Gli occhi orientali sono della mamma, come i capelli lunghi, lisci, corvini. Il fisico asciutto a cui non manca nulla è scolpito in palestra. Eccola, Ambra Battilana, la nostra miss Piemonte che dalle passerelle dei concorsi di bellezza si è vista spalancare le porte della villa più ambita e spiata d’Italia. Lei alle cene di Arcore c’è stata, come l’amica del cuore, Chiara Danese. Un duo perfetto, la bionda e la mora, come le Veline. Forse meglio, deve aver pensato Emilio Fede che si è scoperto, in età senile, l’arte del pigmalione così utile per conquistare le chiavi del portone di Arcore. Quel portone che oggi è il confine tra vizi privati e pubbliche virtù del nostro Premier ma che soprattutto separa due Italie: quella cruda e lasciva dei festini selvaggi che cerca di disegnare un fiume di intercettazioni date in pasto ai cronisti e quella un po’ bucolica, salottiera, persino piccolo borghese narrata dalla viva voce delle Arcorine. «Bunga bunga? Macchè… io ad Arcore, con il Presidente, al massimo ho fatto solo il karaoke. Avevo appena vinto la fascia di miss, mi preparavo per Salsomaggiore e in quella villa della Brianza ci sono andata a cena, per altro dopo aver sgranocchiato un panino all’autogrill…» Così parla Ambra. Un racconto per anime candide, con una ragazzina di diciotto anni che studia canto, va a scuola (ieri ha preso 8 in matematica), sogna di diventare architetto e di sfondare in tivu. Ma se dovesse scegliere alla roulette della vita, preferirebbe un tecnigrafo… Non voglio anticipare l’intervista (che riportiamo qui sopra) ma una cosa è certa: le intercettazioni e le loro follie sono lontane anni luce, Arcore smette i panni della villa dello scandalo e si trasforma nella casetta di marzapane delle fiabe. Poltrone color panna, camerieri in livrea, musica soft, aperitivi analcolici. E lui, il Presidente che in doppio petto d’ordinanza dispensa sorrisi e consigli paterni. E’ l’altra verità rispetto alla fredda oggettività degli atti della Procura milanese che pure lascia filtrare la notizia dell’esistenza di altre pagine segrete con tanto di nomi altisonanti e di segreti inconfessabili. Il vecchio, trito, batti e ribatti che accompagna qualunque vicenda giudiziaria, da Mani Pulite in su. Resta la domanda suprema: a chi credere? Il Paese in altre faccende affaccendato ha bisogno di Hansel e Gretel, e non di Sodoma e Gomorra.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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