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Il Borghese

La morale della favola

Abbiamo letto le 309 pagine di intercettazioni e verbali allegati all’invito a comparire che la Procura di Milano ha inviato al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. E che le maglie assai larghe del nostro sistema giudiziario e parlamentare hanno lasciato cadere nelle mani dei cronisti che le hanno sfogliate come assatanati alla ricerca di notizie di reato così gravi e circostanziate da far cadere Sansone con tutti i filistei. Ma invece del piazzale Loreto della seconda Repubblica ci siamo ritrovati con un librone di gossip dove ad inseguirsi sono mezze figure, meschinità, ricattucci e vizi anche torbidi ma pur sempre solo vizi.
Così, se partissimo dalla considerazione che il signor Silvio Berlusconi fosse solo un ricco, anzi ricchissimo signore solo (anzi, scapolo) e avanti con gli anni che ama circondarsi di belle donne, nani (perché nani sono questi amici “fidati” a cui apriva le porte di casa), musici e danzatrici del ventre, probabilmente diremmo che questi sono soltanto fatti suoi. Con il logico contorno di borghese indignazione e di umana invidia. Ma poichè Silvio Berlusconi è il capo del governo e per di più il politico che negli ultimi vent’anni ha riempito di sé e delle proprie idee la pancia e il cuore della nazione, allora la musica cambia. E l’indignazione sale, fino al Colle e giù per i bassi, cancellando come una spugna umida di fiele tutti i problemi veri del Paese. Come se si potesse stare appesi alle cronache di quelle serate per cambiare maggioranze, protagonisti e programmi. Poco conta, in questa corsa allo scandalo, che chi governa sia stato scelto dalla maggioranza degli italiani e che vi siano in ballo riforme essenziali per far ripartire una nazione piegata dalla crisi. Qualcuno, siamo certi, ha festeggiato in questi giorni. E sono i peggiori di noi, penso alle organizzazioni criminali, alla mafia, ‘ndrangheta, camorra e compagnucci vari, i quali hanno potuto godere di un intervallo, anzi di una vacanza fuori programma, mentre la magistratura piantonava ville e palazzi del Cavaliere, filmava gli ospiti, perquisiva monolocali e attici, intercettava a tutto spiano quei nani e quelle ballerine ammessi alla corte di Arcore. Fuori, badate bene, non dentro. Perché dentro, nelle residenze entrava solo la corte di cui sopra. Con quale fine? Lasciamo giudicare a voi visto che nell’edizione di oggi vi offriamo un ampio spaccato di quella che è già nota come l’inchiesta del “bunga bunga”. Le notizie di reato semmai ci fossero riguardano i nani che hanno accompagnato le ballerine. Perché su quelle belle figliole, Merlin permettendo, non c’è colpa, se non quella della morale, che lasciamo al giudizio di altri che sono deputati a farlo per mestiere.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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