img
Il Borghese

Ci vorrebbe un colpo di reni

Facciamo l’elenco delle cose serie. Magari cominciando proprio dal nord che una volta era la cassaforte d’Italia: la Fiat, con il suo piano industriale nato per contrastare una vera e propria debacle del mercato auto, e il referendum che, nonostante la vittoria risicata, mostra la componente operaia spaccata in due tra antichi privilegi e nuovi sacrifici. Il deficit pubblico della città di Torino che indebita persino i neonati in un lugubre Guinness dei primati che vede la città conquistare la palma della più indebitata d’Italia, le tensioni della scuola, i posti letti che mancano per assistere gli anziani, il lavoro per i giovani che non si trova, la fuga delle multinazionali persino dalla operosa Lombardia. E poi, bum, esplode il bunga bunga, e tutto finisce in retrovia. L’Italia si ferma a discutere sulle notti di Arcore, sulle bellezze che sfilano nei salotti e nelle discoteche casalinghe, sul Premier che cerca il conforto dei giovani per vincere la solitudine senile, sugli “amici” (ma saranno davvero tali?) che si chiamano Lele Mora ed Emilio Fede, sui giovani ganimede che procurano le miss per i tavoli dove si mangia rigorosamente tricolore con spaghetti al pomodoro, panna e pesto, per finire con un filettino (mignon) e una panna cotta, mentre – in sottofondo – uno stereo diffonde la voce del Cavaliere mescolata sapientemente con quella del maestro Apicella. Lo scopriamo, nostro malgrado, dal solito vezzo tutto italiano degli organi inquirenti (Parlamento compreso) di gettare in pasto ai giornali le intercettazioni telefoniche. Non quelle del Cavaliere, non sono mica matti ad ascoltare pure lui, ma dei suoi cosiddetti “amici”. I quali tramano, tessono, incamerano denaro e creano situazioni che se non temessimo di passare per i soliti servizi deviati, ci parrebbero quasi agenti all’Avana mandati lì per rovinare qualcuno. Noi scriviamo, per dovere di cronaca e anche perchè pure Torino, oltre a Milano, non si è fatta mancare i suoi protagonisti, compresa la fidanzata, o presunta tale, del premier. Ma non possiamo accettare che i problemi veri delle città e del Paese finiscano in retrovia, dietro la cortina fumogena del gossip o peggio ancora del voyerismo morboso di chi gode a guardare dal buco della serratura quello che capita nelle case altrui. Ci vorrebbe un colpo di reni: lasciare agli inquirenti chiacchieroni il compito di far giustizia nelle aule di tribunale senza ingozzare i giornali con le loro “veline”, e ai politici quello di tornare a fare il dovere loro: lavorare per il Paese.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo