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LE NOSTRE BOCCIOFILE Tra i soci de “La Montagnola” in via San Paolo

Da 102 anni storia del borgo: «E ora largo alle nuove leve»

Il progetto del presidente Ezio Buriasco: aprire la struttura ai ragazzi della vicina residenza universitaria

L’osteria al piano terra gestita da Antonio ed Elena, dov’è possibile gustare piatti squisiti. Al primo piano, invece, gruppi di amici si ritrovano periodicamente per giocare a bridge. Poi, certo, a “La Montagnola” di via San Paolo 5 bis le bocce non mancano, con i campi all’aperto e un bocciodromo che il presidente Ezio Buriasco vorrebbe aprire ai ragazzi della vicina residenza universitaria.

«Le palestre costano – spiega il presidente -. Così ci piacerebbe che gli studenti venissero qui a svolgere attività fisica nel bocciodromo. Agli istruttori ci penseremo noi». Un buon proposito che, se mai si concretizzasse, permetterebbe anche di “ringiovanire” l’associazione. E forse è stata proprio questa continua capacità di rinnovarsi a permettere alla bocciofila di arrivare a superare i 100 anni – oggi sono 102 – e di guardare al futuro con fiducia. Qui, dove nel 1916 un manipolo di amici decise di costruire una palestra per le bocce. Cinque anni dopo, la signora Pisani (l’allora proprietaria) favorì l’associazione nell’affitto del terreno all’epoca infilato tra fabbriche oggi scomparse.

Poi la struttura crebbe fino a diventare un punto d’incontro importante per lo sport torinese. È qui che si allenava Umberto Granaglia, nominato nel 2001 “giocatore del secolo” dalla federazione mondiale di bocce. Senza dimenticare la presidenza di Cesare Pianelli, fratello di Orfeo, patron del Toro. Ricordi, appunto, a cui è bello rimanere legati senza però dimenticarsi di progettare il domani, soprattutto in anni dove le bocce hanno risentito del mancato ricambio generazionale. Per questo, iniziative come quella rivolta agli universitari non possono che essere lodevoli. E gli studenti, se mai dovessero arrivare, si allenerebbero in quel bocciodromo che ha sostituito il rialzo di terra da cui deriva il nome “montagnola”. Ma ci penserà Ezio a raccontare loro la storia. «Agli albori, i giocatori di carte sistemavano i tavolini su una protuberanza del terreno. Per questo la bocciofila si chiama così».

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