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Rubriche Musica

Musica emergente – Giubbonsky si racconta a CronacaQui

All’età di nove anni già si trovava sul palcoscenico. Nato a Casale Monferrato (Alessandria) ha frequentato prima il liceo musicale poi il DAMS di Bologna. Dopodichè è entrato a far parte delle Officine Schwartz a Bergamo e ora sono molti anni che vive a Milano. È un polistrumentista: suona chitarra e sax. Il suo album, rigorosamente autoprodotto, è uscito da poco ed è ascoltabile sul web. Giubbonsky, uno dei giovani talenti in rotazione su Radioemergenti.net , più che cantante preferisce definirsi “cantastorie” infatti il suo “Storie di non lavoro” è composto da 9 tracce, ciascuna delle quali è una storia a se stante.

Perché ti fai chiamare Giubbonsky?
Ma, in primo luogo mi sembrava un nome abbastanza scemo per essere ricordato… In realtà, suonando da sempre in prevalenza introno al fuoco, i miei amici mi chiamavano Jukeboxe e da lì “Giubbonsky” un po’ simpatico un po’ stupido e quindi facile da ricordare, specialmente per la desinenza -onsky

Per quanto riguarda invece il tuo album, “Storie di non lavoro” mi è sembrato che fosse un disco di denuncia, in un certo senso forse anche educativo. Tu canti di alcuni disagi… cosa vuoi comunicare al tuo pubblico? Ti senti investito di una qualche missione?
No, non mi sento investito di nessuna missione, non mi reputo un genio. La missione per me è stata quella di creare il disco, ma è stata più che altro una missione per la mia vita personale quella di esternare un malessere e una rabbia che comunque esistono. Forse attraverso questo disco aiuto a pensare ma soprattutto si tratta di pensieri miei, non intendo insegnare niente a nessuno. Si tratta proprio della constatazione che questo mondo è orribile, esistono prevaricazioni così grandi…

E secondo te, che racconti storie di società attuale, che ruolo ha l’artista al giorno d’oggi?
Eh… è una bella domanda, secondo me come diceva Pasolini ai tempi, l’intellettuale ha una sorta di dovere di far pensare il prossimo attraverso il suo modo di fare cultura o arte. Diciamo che l’artista ha un’opportunità in più di comunicare qualcosa rispetto agli altri. Al momento comunque io canto del disagio della società perché è una cosa che mi sgorga da dentro, che vivo quotidianamente e che sento. Chissà, forse un giorno mi metterò a cantare d’amore, ma per ora i miei temi urgenti sono questi.

Torniamo al tuo album…
Io mi definisco un cantastorie più che un cantautore, l’album è composto da 9 tracce, ognuna delle quali è una storia a sé. Alcune le ho vissute di persona, per esempio il pezzo “Senz’acqua” parla della Cascina Torchiera di Milano. Uno dei centri sociali che io ho frequentato per anni e che è una fabbrica di sogni; è severamente vietato sgomberarla. Oppure “Terra perduta” parla del difficile rapporto coi rom, etnia che conosco benissimo. “Gelato in febbraio” parla dell’amico Luca Rossi scomparso perché freddato da una delle tante pallottole vaganti di questo Paese e infine “Non lavoro” che è la track title, è un po’ il mio sogno, quello di potersi occupare liberamente di ciò che ci appassiona, si tratta di sognare un mondo diverso. In sostanza significa evitare quello che una volta i CCCP di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni chiamavano il “Produci-consuma-crepa”.

Ti ispiri un po’ a Ferretti& Co.?
Magari… in realtà mi ispiro un po’ a tutta la musica che ho ascoltato nella vita, ma loro in effetti sono degli idoli e sono stato molto fiero che qualcuno mi abbia paragonato a loro. Anche perché o sei un genio dei tuoi tempi (alla Wagner, per intenderci) o se vivi di musica, e quindi di aria, racconti dei disagi.

Ti sei divertito a comporre quest’album?
Più che divertito è stato un atto di psicomagia, ma più concreto. Era in potenza dentro di me come un blocco di pietra può diventare scultura. Sentivo l’urgenza di cantare queste storie. Tra l’altro io ho creato questo album autoproducendomi in maniera totale, ben conscio che sarebbe stato difficile sbarcare il lunario solo con la vendita dell’album. Sono tempi difficili e non ci sono aiuti dallo Stato ma io l’ho fatto lo stesso.

E cosa ne pensi allora dell’iniziativa di CronacaQui che seleziona talenti e li intervista con l’intento anche di regalargli maggiore visibilità?
Per fortuna che ci siete voi e persone come voi e per fortuna che esistono -o meglio- che ci inventiamo- altri mezzi per raggiungere il successo

Grazie Giubbonsky e in bocca al lupo.

Per ascoltare “Storie di non lavoro” sul web

http://www.myspace.com/giubbonsky
Per acquistare “Storie di non lavoro” CD: (R)esisto Shop: http://lnk.ms/HYR6S
(R)esisto Rockit: http://lnk.ms/JRTfj
Info acquisti: shop.resisto@gmail.com
http://resistodistribuzione.jimdo.com/

e live suonerà il
30 gennaio al TeatrOrficina Refugio di Livorno, 21:30
13 marzo al Circolo arci Pantagruel di Casale Monf.to, (Alessandria), 18,30

 

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