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Fiat, Berlusconi sta con Marchionne (guarda tutti i video a Mirafiori)

Resta altissima la tensione a Mirafiori, dove domani si voterà il referendum. Questa mattina, l’azienda ha deciso di interrompere la produzione per circa un’ora e sono state convocate delle assemblee in cui i capisquadra hanno spiegato ai lavoratori la versione della casa automobilistica sui contenuti dell’accordo. Duirissima la reazione di Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom: «Siamo ormai ai padroni del vapore, la rappresentanza sindacale è gestita direttamente dall’azienda. È la chiara dimostrazione che la Fiat non si fida dei firmatari del sì e interviene per conto suo».  I sindacati che hanno firmato l’accordo avevano scelto di non distribuire il testo dell’accordo medesimo e di non convocare alcuna assemblea.

La Fiat ha risposto alle accuse dicendo che «è nelle sue prerogative» spiegare un accordo che l’azienda ha firmato. La Commissione elettorale, composta di soli lavoratori indicati dalle diverse sigle sindacali, ha confermato ufficialmente che il referendum sull’accordo a Mirafiori si terrà domani e dopodomani. Con Fiat, si è schierato il presidente del consiglio. Nel caso in cui venisse bocciata l’intesa raggiunta tra la Fiat e i sindacati, «le imprese e gli imprenditori avrebbero buone motivazioni per spostarsi in altri Paesi» ha detto Silvio Berlusconi da Berlino, rompendo il silenzio sulla vicenda e schierandosi a favore dell’ad Sergio Marchionne.

In tarda mattinata, davanti ai cancelli di Mirafiori, è arrivato Nichi Vendola. Il leader di Sinistra Ecologia e Libertà è stato accolto da una contestazione organizzata dai sindacalisti della Fismic. Dapprima alcuni aderenti a questo sindacato hanno urlato davanti a fotografi e telecamere, intimando a Vendola di andarsene, «perchè il comunismo è finito». Poi hanno mostrato fotocopie di un articolo de Il Giornale critico nei confronti del leader di Sel, paragonato a Marchionne. Questa decina di attivisti è stata fronteggiata da altrettanti sostenitori di Vendola e tra i due schieramenti sono volati insulti, minacce e qualche spintone.

 

Il segretario della Cgil, ieri, aveva attaccato Marchionne, sostenendo che “insulta ogni giorno il Paese”. L’ad aveva risposto che all’Italia “vogliamo più bene noi cercando di cambiarla”. E davanti ai cancelli di Fiat Mirafiori era salita la tensione tra gli operai.

Tutti gli articoli e gli approfondimenti su CronacaQui in edicola il 12 gennaio. Qui sotto tutti i video di Riccardo Andrione e Mariagiovanna Ferrante. E voi cosa pensate del referendum Fiat? Dite la vostra lasciando un commento qui sotto

 

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