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Il Borghese

Parola d’ordine: isolare i violenti

Ci avremmo scommesso che presunti brigatisti, anarchici e balordi dei centri sociali avrebbero intinto il pennello nella vicenda Fiat, scegliendo la strada più semplice della provocazione: quella di scrivere qualche infamità sui muri. L’unica cosa che ci ha sorpresi è stata la scelta di un grande cartellone pubblicitario sul calvalcavia di corso Sommellier che, per chi conosce Torino, è uno dei più trafficati. L’idea era quella di sorprendere gli automobilisti che si avviavano al lavoro e in particolare quelli che tornavano a Mirafiori dopo lunghe settimane di cassa integrazione. Ma la Digos e i carabinieri sono stati più veloci: hanno coperto le scritte con rettangoli di carta grigia. Fregati. Resta tuttavia il fastidio di veder ricomparire il simbolo della stella cinque punte con cui le brigate assassine hanno scandito gli anni di piombo. Con l’intendo subdolo di legare la protesta operaia, legittima per quanto dura possa essere, con le strategia della tensione che rese irrespirabili le fabbriche con attentati e sparatorie. Fregati un’altra volta: a Mirafiori è in atto un braccio di ferro tra la Fiom e gli altri sindacati sul modo di intendere le relazioni industriali e i progetti di Marchionne sulle fabbrica del futuro. Ma non è un confronto sugli scudi: c’è anche uno strumento democratico con cui confrontarsi e giovedì e venerdì i lavoratori, pur tra opinioni fortemente contrastanti, diranno sì o no, utilizzando un’arma e non bastoni o affini come vorrebbe chi intinge il pennello nella vernice dello scontro sociale. C’è comunque un aspetto preoccupante in questa strisciante campagna di incitamento alla violenza: lo abbiamo sperimentato nelle contestazioni alla riforma dell’università e prima ancora in quella della scuola dell’obbligo. Abbiamo visto i cortei degli studenti partire tra cori e danze e poi trasformarsi, grazie alle infiltrazioni di gruppi eversivi, in vere e proprie battaglie di strada con bottiglie incendiarie, bombe carta, lanci di sassi e devastazioni varie. E adesso ci pare che chi tira le fila della regia occulta, chi sposta le pedine sulla scacchiera dello scontro sociale, stia tentando un aggancio con il mondo operaio, per quanto difficile esso possa apparire. La strategia è sempre la stessa: quella di sfruttare la mobilitazione di piazza per mettere a ferro e fuoco una città, alzando lo scontro sociale fino al limite di rottura. Una strategia da isolare e vanificare immediatamente. I sindacati, che di piazze se ne intendono, hanno il dovere preciso di evitare coinvolgimenti e infiltrazioni. Perchè se è vero che il procuratore della Repubblica Giancarlo Caselli definisce coloro che sporcano la città con messaggi che vorrebbero evocare le Brigate Rosse «più stupidi che minacciosi», è altrettanto vero non si può concedere ai violenti di applicare alla fabbrica le stesse violenze che hanno riservato alla scuola.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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